Andrea Corradini

01-02-2007

Situata a pochi passi dal centro di Reggio Emilia, Cicli Corradini è sicuramente uno dei negozi per ciclisti più aggiornati della città.
In vetrina, a fianco delle ultime bici da corsa, sono comparsi da un paio d’anni i GPS.
E’ qui che decidiamo di incontrare il titolare, Andrea Corradini, per avere una sua opinione sulle possibilità offerte dal GPS nel ciclismo.
Andrea, che oltre ad essere titolare del negozio è maestro di MTB AMI (Associazione Mountain Bike Italia) e promotore di actionbike.net, si dimostra disponibile e decisamente preparato sull’argomento.


Ciao Andrea, la prima cosa che vorrei chiederti è quanto è diffuso il GPS tra i ciclisti.
In base alla mia esperienza posso dirti che il GPS sta avendo una diffusione esponenziale.
Negli ultimi tempi sono sempre di più i ciclisti che si affidano a questi strumenti per ottenere benefici di vario genere.
E’ però necessario fare una distinzione tra ciclismo da strada e MTB.

I ciclisti da strada utilizzano il GPS principalmente per monitorare alcuni parametri come velocità, distanza, altimetria e, nei modelli che lo consentono, la cardiofrequenza.E’ interessante poter avere tutte le caratteristiche riunite in un solo apparecchio, dalle dimensioni sempre più compatte.

I ciclisti che pedalano fuoristrada preferiscono invece sfruttare altre caratteristiche del GPS, per esempio registrare tracciati e scambiarseli.


Restiamo al MTB, quali sono le novità che introduce il GPS ?
Nel fuoristrada la segnaletica scarseggia per cui è molto più complicato orientarsi.
Per esempio, ci sono moltissimi sentieri nell’Appennino reggiano, ma non è sempre facile trovare indicazioni lungo i percorsi.
Ecco, è proprio questa la cosa bella del GPS: poter registrare i propri tracciati e condividerli con gli altri appassionati.
Non bisogna poi sottovalutare il fatto che il GPS può fornire indicazioni precise anche per l’altimetria, informazioni indispensabili per chi affronta percorsi nuovi e non vuole spiacevoli sorprese.
E’ in corso una bella iniziativa promossa dalla Regione Emilia Romagna a cui ho partecipato tracciando numerosi sentieri.
L’idea è quella di registrare molti tracciati per MTB e metterli a disposizione di tutti i ciclisti, favorendo il nostro sport e la conoscenza del territorio. I percorsi registrati sono disponibili sul sito emiliaromagnabike.it.


Ma in pratica dove si colloca il GPS sulla bicicletta? Si attacca al manubrio come il classico computer di bordo o si tiene al polso come un orologio o un cardiofrequenzimetro?
Sono possibili entrambe le soluzioni. Il più delle volte i GPS utilizzati dai ciclisti vengono attaccati al manubrio, al polso infatti li tengono di solito gli atleti che corrono a piedi.
L’attacco in plastica per il manubrio è quasi sempre fornito assieme allo strumento, quindi l’installazione è semplicissima.

I ciclisti da strada prediligono strumenti ultraleggeri con funzioni cardio e virtual partner, la cartografia non è considerata indispensabile. Vanno per la maggiore modelli come gli Edge della Garmin, estremamente leggeri e compatti, mentre qualcuno si orienta verso i modelli da polso come il Forerunner o il Foretrex.

Chi va in MTB invece, utilizza solitamente GPS cartografici, sono leggermente più grandi ma dal peso sempre contenuto.
La cartografia nel fuoristrada è preziosa e quindi un display più grosso offre innegabili vantaggi. Alcuni ciclisti preferiscono i modelli a colori, poiché alla luce del sole sembra offrire dettagli più leggibili.
Io continuo a utilizzare un Garmin eTrex Vista, quello con il display in bianco e nero, fa bene il suo dovere e mi ha permesso di eliminare senza rimpianti il computer di bordo, gli ultimi modelli però hanno un ricevitore più potente che mantiene meglio il segnale.


Che consiglio ti senti di dare a chi ha intenzione di iniziare ad utilizzare il GPS in fuoristrada?
Il consiglio che diamo è sempre quello di non affidarsi totalmente al GPS.
Se si affrontano sentieri sconosciuti è opportuno avere alcuni accorgimenti perché gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo.
Prima di tutto è bene ricordare che il GPS è alimentato a batterie, quindi è indispensabile controllarne la carica prima di partire.
Poi è conveniente portare con se una cartina tradizionale, non dimentichiamoci che a seguito di una sfortunata caduta il GPS potrebbe anche rompersi.
Se non succedono inconvenienti particolari il GPS resta tuttavia uno strumento abbastanza affidabile. Può capitare che nei boschi più fitti il ricevitore perda il segnale dei satelliti, ma gli ultimi modelli sono più potenti e mantengono il segnale in situazioni impensabili pochi anni fa.
Anche nelle discese più veloci la ricezione del segnale potrebbe non essere molto precisa, ma questo potrebbe accadere solo a velocità prossime e superiori agli 80 Km/h, velocità, peraltro, durante le quali si è in pieno rettilineo senza la necessità di valutare quale bivio imboccare.


Il GPS da solo è sufficiente o è utile utilizzarlo con il computer?
Il computer è fondamentale. Il GPS, quando non ha la memoria espandibile con le schede, si riempie velocemente. Avere un computer su cui scaricare tutte le tracce è sicuramente molto utile.
Poi con il PC si riescono a gestire anche le mappe in modo abbastanza intuitivo.
In commercio si trovano sempre più mappe in formato digitale: sono già perfettamente georeferenziate ma hanno costi ancora un po’ elevati.
Se invece uno vuole fare tutto da solo non c’è problema: su internet si trovano molti programmi che consentono di calibrare le mappe e gestire rotte e waypoint, io per esempio utilizzo OzyExplorer e mi trovo benissimo.


Grazie Andrea per la chiacchierata, in bocca al lupo per i tuoi progetti e… buone pedalate !

Davide Capanni

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