GPS, Navigatori satellitari
Mamma ho perso la cartina
09-03-2009
Da che mondo è mondo, le hanno tracciate sulla pietra, sulle cortecce di betulla o sulla pergamena per non smarrirsi. Nell’era dell’homo automibilisticus le cartine stradali sono state un pezzo di vita. Non c'era macchina, che non ne avesse a bordo, né matrimonio che non ha rischiato di frantumarsi su quelle mappe spiegazzate e mal consultate dal consorte «navigatore», moglie o marito che fosse. Ora tutto questo meraviglioso, variopinto, frusciante universo rischia di scomparire nel macero dell’evoluzione. L’ultimo sintomo d’un malessere che dura da anni è la fine della produzione annunciata da un editore storico, come l’Istituto Geografico De Agostini di Novara. Colpa dei costi, della crisi, dei cambiamenti. Ma soprattutto dei gps che, dal momento in cui sono comparsi nella vita quotidiana, hanno rivoluzionato la tecnica d’orientamento. Costano poco, e l’offerta è vastissima, da Tom Tom a Garmin, da Mio a Becker, solo per citare alcuni dei marchi più noti. Con quei piccoli strumenti di bordo, persino l’automobilista più sprovveduto viene portato a destinazione. Guidato passo passo da voci artificiali, senza bisogno di carte né di informazioni strappate ai passanti. E non solo seguendo la via geometrica più breve per unire due punti. Il TomTom, nato nel ‘91 in Olanda, suggerisce addirittura con il sistema intelligente «IQ Routes» trucchi, scorciatoie per evitare ingorghi, flussi di traffico («tutti sanno che il traffico della domenica è diverso dal lunedì mattina»), uscite dalle scuole.
Dai vicoli di Napoli al paesino danese dove l’inconveniente più pernicioso è una mucca ruminante sulla linea di mezzeria. Non solo. I nuovi servizi suggeriscono percorsi turistici, informazioni su ristoranti o chiese romaniche nella zona. Garmin, per esempio, ha sviluppato un software per consigliare la strada più «ecologica», per risparmiare benzina. Altro problema secolare delle mappe, era fissare il capriccioso, eterno, divenire del mondo. Non ti bagni mai due volte nello stesso fiume, diceva Eraclito. E con l’urbanistica di oggi rischi di non trovare mai lo stesso senso unico. C’è sempre un cantiere che impone deviazioni, una frana che cancella un ponte, un assessore revisionista che cambia il nome d’una via. Ai tempi della carta, occorreva attendere una nuova edizione. Nella cartografia digitale tutto s'aggiorna in tempo quasi reale, grazie alla collaborazione degli stessi viaggiatori. Magari l’automobilista sacramenta per l'inconveniente, poi corregge la novità a beneficio di tutti. «Abbiamo immaginato il sistema “Map Share” - dice Corinne Vigreux, di TomTom - come strumento per aiutare gli automobilisti a combattere la frustrazione delle variazioni inattese. Sul sistema on line ci sono 15 mila modifiche al mese proposte dagli utenti nel mondo». Contro questo tsunami dell'orientamento reso possibile da navigatori, palmari, persino cellulari, le cartine tradizionali non possono nulla. Forse i grandi editori avrebbero potuto investire nei software tanti anni fa, ma sono stati presi in contropiede da nuovi operatori (come peraltro accade nella storia dei grandi cambiamenti tecnologici, dalla radio a internet).
Ora, tutti, comunque, sono stati costretti a profonde ristrutturazioni, tagliando, delocalizzando, fondendosi. In Europa, sono rimasti praticamente in due, Michelin e la tedesca MairDuMont. In Italia, dopo l’addio di De Agostini, sono la stessa Michelin e il Touring a spartirsi un mercato da 15milioni di euro, che negli ultimi tempi si contrae del 10-15% l’anno. Borges, che dai mappamondi e dai labirinti era affascinato, immaginava in un racconto che la carta più dettagliata finiva per coincidere con il mondo stesso. Quindi, impossibile. Google Earth ha sciolto il paradosso con i satelliti, permettendo di sorvolare il pianeta col computer e passare con colpetti di mouse dai continenti, agli stati, fino all’orticello di casa propria. I più malintenzionati riescono pure a spiare nei siti supersegreti dei militari. Ma nonostante questa dettagliata perfezione, per la cartografia tradizionale e gli atlanti c’è ancora futuro. Nel settore, De Agostini, per esempio, continua a lavorare e investire. Ci sono le scuole che hanno bisogno dei libri per studiare la geografia, c’è il viaggiatore che vuole continuare a studiarsi traiettorie e regioni squadernate sul tavolo, e c’è il bisogno, antico quanto l’uomo, di disegnare il pianeta. Non c’è romanzo d’avventura, isola del tesoro, o codice da vinci, o lost, che riesca a prescindere da una mappa. E non c’è civiltà che non abbia orientato la Terra secondo i propri meridiani e i propri paradisi (quello cristiano era a Est). E’ vero che ora, in alto, ci sono i satelliti. Ma il desiderio di sentirsi al centro del mondo e di possederlo, almeno in un libro, non si spegne con un semplice gps.
Fonte: http://www.lastampa.it
