La mappa è digitale ma è "creata" a mano

30-03-2009

La mappa è digitale ma è «Fra 450 metri, svoltare a destra. Attenzione: passaggio pedonale e limite di velocità...» Quando il nostro navigatore satellitare ci dà le indicazioni per raggiungere l’indirizzo selezionato, pensiamo che sia tutta opera del satellite, del Gps che ci segnala la posizione con uno scarto di pochi metri, insomma di tecnologie sofisticatissime. In parte, è così. Ma solo in parte. Per disegnare quelle mappe accuratissime non è sufficiente la tecnologia, ci vuole l’opera certosina dell’uomo che prima di noi ha percorso in lungo e largo quelle strade, che ha segnato minuziosamente i cartelli stradali, i limiti di velocità, le caratteristiche stesse del fondo stradale, i punti d’interesse come distributori di carburante, alberghi, monumenti, farmacie, ospedali, ecc. E che, con un lungo ed estenuante lavoro di back office ha validato le indicazioni fornite da enti locali, società autostradali, privati cittadini, mappe catastali.
Navteq, la multinazionale di proprietà della Nokia che realizza le mappe digitali per il navigatore satellitare (l’altra principale società e Tele Atlas, di proprietà di Tom Tom), ha più di 1000 geoanalisti che lavorano giornalmente in 196 uffici in 43 paesi per disegnare i percorsi. In Italia sono una quarantina gli uomini e le donne che aggiornano le mappe con questo sistema manuale, arrivando a definire 260 "attributi" (dalla segnaletica ai punti d’interesse) per ogni singola strada. Sì, perché l’unico modo per ottenere il massimo dettaglio di una mappa stradale digitale è quello di percorrere realmente le strade. Navteq si avvale di sofisticati strumenti tecnologici: le auto utilizzate per registrare le mappe digitali sono laboratori viaggianti, telecamere highdef sul tetto, Gps di ultima generazione, computer a bordo che memorizza i dati, tavolette grafiche utilizzate dai geoanalisti per segnare gli attributi, comandi vocali per convalidare le indicazioni raccolte. Ma il lavoro dei cartografi si svolge anche a piedi (la nuova frontiera della navigazione sono le mappe pedonali e la geolocalizzazione attraverso gli smartphone che possono diventare vere e proprie guide turistiche), con un palmare dotato di Gps su cui segnare le indicazioni.
Siamo saliti su una delle vetture di Navteq per testare dal vivo le operazioni di cartografia digitale. E abbiamo avuto subito ben chiaro che, per quanta tecnologia fosse disponibile, per quanto sofisticate fossero le apparecchiature a disposizione, niente può sostituire l’occhio umano. Il geoanalista, in un breve percorso di prova, ha segnato più di 50 indicazioni diverse, con un ritmo estenuante per chiunque non sia allenato a questo tipo di lavoro. E poi, dopo, nel cosiddetto backoffice, ci ha illustrato le diverse tappe necessarie per validare definitivamente una mappa digitale. I dati sono elaborati da un software che interpreta le immagini raccolte dalle telecamere, le indicazioni dei geoanalisti e i documenti ufficiali reperiti da circa 80mila fonti diverse e disegna la prima bozza della mappa. Poi i tecnici inseriscono ogni attributo del percorso verificando incongruenze ed errori. Il tutto, una volta elaborato, viene trasferito ad un centro di controllo negli Stati Uniti che rende omogenee ai criteri generali le indicazioni inserite in ogni carta. Infine, il database elaborato è restituito ai geoanalisti per un’ulteriore verifica prima di essere messo a disposizione di un altro staff di tecnici che deve rendere compatibili le mappe con i software di navigazione di ogni modello di navigatore. Il tutto va ripetuto periodicamente (sono almeno quattro i "rilasci" annuali delle mappe digitali) per mantenere aggiornati i dati cartografici. Gli utenti forniscono a Navteq ulteriori indicazioni, attraverso un sito Internet apposito. Si calcola che, normalmente, almeno il 15% di queste indicazioni portano ad un aggiornamento delle mappe, previa verifica sul campo dei geoanalisti della multinazionale.



Fonte: http://www.repubblica.it